Chi siamo

Il Centro Studi Tradizioni Popolari

Il Centro nasce nel 2009 a Sant’Andrea di Conza (AV) ad opera di alcuni amici, allievi e collaboratori del periodo napoletano di Alfonso M. di Nola e di altri rappresentanti locali del mondo della cultura, che a vario titolo sono venuti a contatto con lui, attraverso i suoi studi, i rapporti personali, o durante gli anni della sua ricerca sul campo proprio in territorio irpino.
L’attività principale del Centro, anche tramite la pubblicazione di una propria rivista e di Quaderni, sarà di raccogliere, catalogare e documentare alcuni aspetti della cultura popolare irpina - ma non solo - con particolare riferimento a quegli aspetti meglio noti come “beni immateriali”. In particolare, il lavoro di documentazione partirà dallo studio del vasto complesso delle feste, delle tradizioni, degli usi e dei costumi della civiltà irpina, indagandone le origini, lo sviluppo e la diffusione ed evidenziandone l’importanza culturale. Finalità del centro è altresì di collegare in maniera sistematica le diverse discipline del settore dei beni culturali, dall’archeologia alla storia dell'arte, dall’antropologia alla storia dell' architettura e al restauro architettonico, e a tutti i settori affini a tali discipline. Le attività del Centro si pongono come prelimine un approccio divulgativo ma rigorosamente scientifico, volto a dimostrare come si possa operare in tali settori senza incorrere in approssimazioni e in compiaciute letture arcaicistiche del patrimonio folklorico, spesso presenti nella letteratura turistica e nelle pubblicazioni degli enti di riferimento, in cui evidenti sono le suggestioni dell’antropologia frazeriana e gli effetti del processo che di Nola definiva “rapina antropologica”, ovvero il recupero e i rifacimenti poco convincenti di antiche ritualità contadine piegati alle esigenze della speculazione turistica e pseudo-folklorica.
Al sisma del 1980 che ha distrutto le cose e le persone è seguito un evento altrettanto devastante, quello che di Nola aveva definito "terremoto dell’anima", con il quale si è assistito a un declino delle sicurezze esistenziali, alla scomparsa, con gli aspetti negativi e positivi, della cultura del villaggio e di ogni valore comunitario, che ha esposto la popolazione irpina, nella terminologia demartiniana, al rischio di non esserci nel mondo. In tale contesto di transumanza culturale, e ben lungi dal rincorrere o vagheggiare mistificanti visioni arcadiche di matrice tardo-pasoliniana, il Centro si propone , tra le altre cose, di aiutare le nuove generazioni a comprendere che accanto alla Storia ufficiale esiste una “historia minor”, fatta da gente comune ma non per questo meno importante e significativa ai fini della comprensione del tempo attuale, che sempre più "rischia di farci sparire nell’anonimia della società del profitto".