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SEGNALAZIONI E AGGIORNAMENTI SULLE USCITE IN LIBRERIA PER IL SETTORE ANTROPOLOGICO E STORICO-RELIGIOSO


albero
Titolo: Storia e simbologia dell'albero. Il rapporto uomo-albero tra antropologia culturale e storia delle religioni
Autore : Alfonso M. di Nola
Curatore: Sara Bellotta
Dati: 2012, 120 p., ill., brossura € 8,00
Editore: Rivista Abruzzese (collana Quanderni di Rivista Abruzzese)

"La trama imponente di significati simbolici che, nelle varie culture umane, si sono sviluppati intorno all’albero dipende dall'importanza che questa forma vegetale ha sempre assunto: produttore di beni alimentari, materiale di costruzione utilizzato dagli oggetti più semplici a quelli più complessi, dalle prime forme di vanga alla canoa, alla capanna, al tempio e alla nave, difesa dei terreni aperti contro i venti e gli uragani, ricco per le sue radici, per la sua scorza, per i fiori, le foglie, la frutta, di una sconfinata serie di sussidi terapeutici, l'albero diviene nella storia umana un bene primario o fondamentale intorno al quale si costituisce una costellazione di valori prevalentemente positivi che si esplicano nel gioco dell’immaginario. Anche qui vale la regola interpretativa secondo la quale un elemento della natura si arricchisce di segnali simbolici in rapporto diretto con l'importanza economica che esso assume nel gruppo umano: la dialettica del simbolo trasforma in tutt’altro il bene primario e lo costituisce in realtà radicali che riguardano, al di là dell’appartenenza dell'albero al regno vegetale, la rappresentazione di quadri cosmici ed esistenziali." (A, M. di Nola)

fenelli
Titolo: Dall'eremo alla stalla.Storia di Sant'Antonio abate e del suo culto
Autore : Laura Fenelli
Dati: 2011, 224 p., ill., brossura € 20,00
Editore: Laterza (collana Storia e società)

Laura Fenelli ricostruisce la figura di sant’Antonio Abate e il culto a lui tributato nel bacino mediterraneo. Una vicenda complessa e appassionante come un romanzo, cominciata nel lontano IV secolo dopo Cristo, e che ha visto – nel susseguirsi di leggende, culti, superstizioni e rappresentazioni – la trasformazione dell’asceta da santo taumaturgo a santo contadino e burlone. Per comprendere questi passaggi basta prendere in esame tre immagini di epoche diverse che ritraggono Antonio. In un dipinto su tavola del 1353, Antonio è vestito di un abito scuro e di un mantello bruno, è in piedi in un paesaggio roccioso dove germogliano sparuti due alberelli, si appoggia a un nodoso bastone da eremita, reggendo con l’altra mano un volume rilegato. Ai suoi piedi trotterellano due maialetti neri. Accanto al santo si affollano donne e uomini, rigidamente divisi in base al sesso. Inginocchiati, stanno chiedendo la grazia, la salute, la salvezza per se stessi o per i loro cari. Due secoli dopo, in un foglio a stampa cinquecentesco variamente riprodotto e di grande diffusione, lo schema iconografico è assai simile, nonostante le differenze di tecnica esecutiva, stile, materiale, contesto. Dettaglio nuovo è quello del fuoco che fiammeggia ai piedi del santo e sembra sgorgare dal trono stesso. Infine, in uno dei tanti e popolarissimi santini dedicati all’eremita alla fine del XIX secolo sono cambiate le figure che lo attorniano: non più devoti inginocchiati che chiedono la grazia, non più malati e infermi in ginocchio ma animali, una mucca, un cavallo, l’immancabile maiale, e sullo sfondo un paesaggio campestre, dove brucia il tetto di un edificio in pietra, forse la stalla dove Antonio alla fine risiede. È dunque attraverso l’iconografia che Laura Fenelli indaga con quali strategie viene di volta in volta promosso il culto per Antonio e come vengono costruite le immagini destinate a perpetuarne la memoria.

niccoli
Titolo: Vedere con gli occhi del cuore. Alle origini del potere delle immagini
Autore : Ottavia Niccoli
Dati: 2011, 224 p., ill., brossura € 20,00
Editore: Laterza (collana Storia e società)

Nel mondo attuale il potere delle immagini che si affollano intorno a noi e quasi ci sommergono è così ovvio da esser divenuto un luogo comune. Lo stesso accadeva fra tardo medioevo e prima età moderna, quando l’affidamento al senso della vista e alla capacità di vedere era totale. Questo libro (largamente illustrato a colori con immagini che ne rappresentano una integrazione fondamentale) racconta di come fra Trecento e Seicento la capacità comunicativa delle rappresentazioni figurate si sia manifestata in forma esplosiva nelle immagini sacre. Nel tardo medioevo esse sono considerate come totalmente reali e consentono a uomini e donne di costruire un rapporto con il mondo soprannaturale e i suoi personaggi intensamente affettivo. Le immagini su tavola o su carta popolano le case, sono oggetto di una devozione quasi passionale, vengono baciate e abbracciate come persone reali, tanto che Leonardo racconta di un committente che gli aveva fatto dipingere nelle vesti di un Cristo adolescente il giovinetto da lui amato, per poterne baciare liberamente il ritratto. Alle immagini sacre si ricorre per chiedere la salute o il perdono o anche solo un contatto intimo con il soprannaturale. Il loro potere è anzi così intenso da provocare esperienze visionarie delle quali ci restano affascinanti descrizioni. A partire dalla seconda metà del Cinquecento, nel periodo critico che chiamiamo Controriforma, le immagini sacre diventano oggetto soprattutto di reverenza e di omaggio. L’esperienza del ‘vedere con gli occhi del cuore’ viene a essere disciplinata o addirittura rifiutata dal grande rivolgimento della crisi religiosa del Cinquecento: il controllo sulle immagini e sulle visioni esercitato dalla Chiesa tridentina si accompagna al ben più netto rifiuto esercitato dal mondo della Riforma. Così il XVI secolo conosce un cambiamento profondo nella modalità di intendere e di utilizzare il senso della vista e le forme del vedere e dell’immaginare.

faeta
Titolo: Le ragioni dello sguardo. Pratiche dell'osservazione, della rappresentazione e della memoria
Autore : Francesco Faeta
Dati: 2011, 285 p., brossura € 18,50
Editore: Bollati Boringhieri (collana Nuova cultura)

Tra gli antropologi solo di recente di è affermato il principio secondo cui ciò che vediamo è essenzialmente ciò che noi vogliamo vedere. Qualcuno ha poi radicalizzato la critica al carattere oggettivistico della disciplina, sostenendo che ciò che vediamo è ciò che noi vogliamo vedere di ciò che altri hanno reso evidente di ciò che essi stessi hanno voluto vedere. Un giro in apparenza lungo e vertiginoso – che tocca questioni fondamentali all'incrocio tra teoria della visione, cultura dell'occhio e riflessività della conoscenza – ma necessario per rifondare il paradigma scientifico delle discipline etno-antropologiche. Adesso sappiamo che un'antropologia scientifica, per dichiararsi tale, deve essere consapevole del carattere secondario e stratificato delle forme culturali e sociali che studia. Di questa consapevolezza il saggio di Francesco Faeta è oggi l'espressione più avanzata. Il campo di interazione sociale che convenzionalmente chiamiamo «osservazione» qui viene esplorato nei suoi aspetti peculiari, fondanti. Ne fanno parte la percezioni e la traduzione culturale del percepito, ma vi giocano un ruolo primario anche la memoria e la rappresentazione. Mentre si osserva infatti si ricorda, mentre si ricorda si rappresenta, mentre si rappresenta si osserva. Il meccanismo è operante sia nella realtà empirica, oggetto della ricerca etnografica sul terreno, sia nella scienza sociale che ne ricostruisce le dinamiche. La continua duplicazione dei piani è un ulteriore elemento di attrattiva per chi intenda lasciarsi alle spalle la presunta immediatezza delle costruzioni di senso. Faeta lo guida nell'avventura dello sguardo, dove il candore cede il passo alla strategia e nulla possiede l'inconfutabilità del dato. Un modo per vedere con occhio nuovi – è il caso di dirlo – perfino la realtà domestica del nostro Mezzogiorno, in particolare nei suoi aspetti cerimoniali e rituali, cui Faeta dedica pagine memorabili.

giancristofaro
Titolo: Cara moglia. Storie e lettere a casa di emigranti abruzzesi
Autore : Emiliano Giancristofaro
Dati: 2011, 372 p., brossura € 18,00
Editore: Rivista Abruzzese (collana Strumenti della conoscenza sociale)

Giancristofaro ci aiuta a ripercorrere le tappe dell’emigrazione utilizzando una chiave di lettura, anche e soprattutto in funzione squisitamente storica, assai più efficace e penetrante che non le tabelle ministeriali o le cantilene populistiche costruite a tavolino dalle case discografiche, qualche cosa di meno trionfalistico delle une ed assai meno recriminatorio delle altre; né “migrazioni bibliche” alla Rossi Doria né geremiadi e piagnistei alla Profazio, ma mezzo secolo di storia regionale filtrata attraverso protagonisti autentici, che meglio di chiunque altro hanno rivissuto il passato, con i suoi ritardi e le sue vischiosità innumerevoli, ma più prontamente di molti altri, dai politici ai turiferari ed ai pennivendoli, si sono inseriti nell’avvenire, perché hanno contribuito nei fatti, sia pure inconsapevolmente e dolorosamente, a costruirlo. (Raffaele Colapietra)

La maggior parte delle lettere è però diretta alla moglie, come il titolo del libro spiega, e l’epistolografia coniugale, pur se trova spesso i suoi momenti di abbandono e di tenerezza, è più risentita, gli interessi materiali del nucleo familiare sono sempre presenti e si affaccia anche la conflittualità latente in ogni matrimonio, con le sue gelosie, con le sue finzioni, con le sue reciproche accuse di poco amore. Tutte però sono di una castità commovente, come se questi giovani fossero riusciti ad abolire la carne. (Antonino Di Giorgio)

Queste cadenze di lettere abruzzesi divengono il palinsesto subalterno di una miseria culturale non risolta, ma aggravata nel trasferimento in paesi lontani. Parla, qui, una società maschilista, patriarcale, innestata nelle arcaiche radici pastorali e contadine… E allora un libro come questo, che non si disperde in teorie, diviene un referente conturbante del nostro tempo: poiché segna una storia dell’immobilità, della degradazione, del crollo, ma anche si apre, come testimonianza, su esperienze umane che la storia maggiore ignora. (Alfonso di Nola)

prosperi
Titolo: Dare l'anima. Storia di un infanticidio
Autore : Adriano Prosperi
Dati: 2005, X-373 p., ill., rilegato € 24,00
Editore: Einaudi (collana Einaudi Storia)

Bologna 1709. Un fosco caso di infanticidio come crocevia di un acceso dibattito in cui principi telologici, morali e scientifici si scontrano intorno all'essenza della vita e alla natura dell'anima.Che cosa è possibile conoscere di chi resta ai margini della società o vi si affaccia solo per il tempo brevissimo di una nascita subito seguita dalla morte? Questa domanda antica è qui riproposta alla luce della storia di una donna, processata per infanticidio, e di suo figlio. La ricerca ha condotto in direzioni diversissime: accanto a esigue tracce anagrafiche e processuali è stato necessario esplorare il vasto territorio occupato dall'infanticidio come peccato e come delitto, come pratica diffusa nella società cristiana e come ossessiva proiezione mentale contro l'umanità «altra» di ebrei e streghe. Accanto alla lunga disciplina per convogliare la riproduzione umana nel matrimonio è emerso il peso di una intera tradizione teologica e medica nell'esplorare le forme della trasmissione della vita nel contesto di una religione dominata da un Dio diventato uomo in un corpo di donna.Fissare l'attimo iniziale della vita fu il problema su cui si vennero progressivamente concentrando conoscenza scientifica e dottrine religiose. La vicenda di Lucia rimanda a quelle di moltissime donne dell'epoca sua, il suo caso si situa nel quadro delle concezioni dell'identità umana e dei rituali elaborati per fissare i confini tra i vivi e i morti. La sorte sua e quella di suo figlio appaiono così inestricabilmente legate al modo in cui quella cultura risolse un problema antico e ricorrente nella storia delle nostre civiltà: se esista e in che cosa consista la speciale natura dell'essere umano.

matvejevic
Titolo: Pane nostro
Autore :Predrag Matvejevic
Dati: 2010, 238 p., ill., rilegato € 19,60
Editore: Garzanti (collana Nuova Biblioteca Garzanti)

Pane nostro è il frutto di vent'anni di lavoro. Quella del pane è una grande storia, ricca di sapienza e di poesia, d'arte e di fede. Abbraccia l'intera storia dell'umanità: dal giorno lontano in cui i nostri antenati si stupirono per la simmetria dei chicchi sulla spiga, fino a oggi, quando miliardi di esseri umani ancora soffrono la fame e sognano il pane, mentre altri lo consumano e lo sprecano nell'abbondanza. Sulle rive del Mediterraneo, dalla Mesopotamia alle tavole del mondo intero, il pane è stato il sigillo della cultura. Ha accompagnato, anche nella forma della galletta, della focaccia, del biscotto, viaggiatori, pellegrini, marinai. Si è ritrovato al centro di dispute sanguinose e interminabili: le guerre per procacciarsi il cibo, ma anche le lunghe controversie sul pane – lievitato oppure azzimo – da usare per la comunione. Perché il pane è anche un simbolo, al centro del rito eucaristico. E lo si ritrova, nelle sue mille varietà, in molte opere d'arte, dall'antico Egitto alla pop art. Raccontando questa saga sul pane, come nel suo "geniale, imprevedibile e fulmineo Breviario mediterraneo" (Claudio Magris), Matvejević ci parla di Dio e degli uomini, della storia e dell'antropologia, della fame e della ricchezza, della guerra e della pace, della violenza e dell'amore. Quella che ci regala Pane nostro è una saggezza spesso temprata nel dolore, ma sempre piena di speranza.

brown
Titolo: Il corpo e la società.
Autore :Peter Brown
Dati: 2010, LXXII- 466 p., € 23,00
Editore: Einaudi (collana Piccola biblioteca Einaudi Ns)

Questo libro, da molti considerato l'opera piú importante dell'autore, si propone come una storia del corpo umano e dei suoi rapporti con il cristianesimo nella tarda antichità. Analizzando i comportamenti sessuali nell'area dell'antico Mediterraneo e del Vicino Oriente, e attraversando le grandi elaborazioni teoriche, tra gli altri, di Tertulliano, Valentino, Clemente Alessandrino, Origene, Costantino, i Padri del deserto, Gerolamo, Ambrogio e Agostino, Peter Brown traccia un quadro illuminante e suggestivo delle pratiche dell'astinenza perpetua, del celibato e della castità quali elementi fondamentali di affermazione della religione cristiana e decisivo motore di trasformazione dei rapporti tra uomini e donne. Nell'ampia introduzione che accompagna la riedizione del volume a distanza di vent'anni dalla prima uscita, Peter Brown ricostruisce e discute le reazioni suscitate sulla comunità degli storici, degli storici del pensiero religioso e dei filosofi da un libro divenuto un classico della ricerca contemporanea.

pizza
Titolo: Antropologia medica.
Autore : Giovanni Pizza
Dati: 2005, 308 p., € 20,80
Editore: Carocci (collana Frecce)

Nata con l'obiettivo di indirizzare la ricerca antropologica sulle rappresentazioni della malattia e le forme di medicina nelle diverse società umane, oggi l´antropologia medica è una scienza critica e sperimentale che produce ricerche ed elabora riflessioni sui modi in cui il corpo, la salute e la malattia sono costruiti, negoziati e vissuti in un continuo processo dinamico, regolato da rapporti di forza e osservabile nella trasformazione storica e nella variabilità dei contesti sociali, culturali e politici. Questo libro si rivolge a quanti si avvicinano oggi all´antropologia medica sia come studenti di facoltà umanistiche e di scienze antropologiche sia nel campo della formazione medico-professionale e dell´assistenza. È un testo introduttivo, che intende fornire elementi di base per lo studio e la comprensione dell´antropologia medica e contribuire alla circolazione di strumenti e idee utili per affrontare la complessità dei processi politico-culturali che coinvolgono i corpi e le istituzioni, il rapporto fra salute e ineguaglianza, l´esperienza del dolore, i processi terapeutici, le strategie di cura. Il volume illustra quadri concettuali, ambiti di ricerca e potenzialità operative dell´antropologia medica contemporanea, in un´ottica di rilancio del dialogo fra antropologia e biomedicina

vauchez
Titolo: La santità nel Medioevo.
Autore : André Vauchez
Dati: 2009, 668 p., € 19,00
Editore: il Mulino (collana Storica paperbacks)

"Un'opera monumentale, di fondamentale importanza per comprendere la chiesa, la pietà popolare e la santità nel Medioevo" (Richard Kieckhefer) Quest'opera, che costituisce un classico fra gli studi in materia di religiosità medievale, analizza la diffusione del culto popolare dei santi e la risposta istituzionale della Chiesa con i processi di canonizzazione. Dopo aver ripercorso la disciplina del culto dei santi, le modalità dei processi e le ragioni della fioritura del culto, Vauchez illustra dettagliatamente i modelli di santità che emergono dalle fonti processuali - l'idea popolare conservata dalle deposizioni dei testimoni, l'idea ufficiale che risulta dai criteri di giudizio - ed espone gli indizi e le manifestazioni della santità nelle valutazioni concorrenti della mentalità comune e della Chiesa di Roma

socciarelli
Titolo: Cultura e religiosità popolare in Abruzzo. Scritti storico-antropologici
Autore : Antonio M. Socciarelli
Dati: 2012, 144 p., ill., brossura € 12,00
Editore: Kirke

Gli scritti raccolti in questo volume, sviluppati mediante l’integrazione dell’indagine antropologica con la ricerca storica, condensano circa 10 anni di ricerche effettuate nell’ambito della cultura tradizionale abruzzese, con particolare riferimento alla religiosità popolare. La cultura abruzzese ha subito, come qualsiasi altro sistema tradizionale, un profondo mutamento che si è acuito nel corso della seconda metà del Novecento e che ha interessato in maniera più tangibile la vita delle piccole comunità, vera ossatura del territorio della Regione. Attraverso queste pagine si tenta di cogliere la duttilità delle credenze, delle superstizioni e delle manifestazioni religiose nel cambiamento storico, dando luce alla portata dei cambiamenti che hanno investito la cultura e la religiosità popolare, cambiamenti che appaiono attualmente come sintomi manifesti di una condizione sociale fortemente in crisi e che determinano uno stacco tra la perdita dell’identità collettiva e l’affermazione di modelli nuovi e individualistici.